La psicologia si fece largo tra le scienze quando esse erano già sistemate in due schieramenti: “esplicative” e “comprensive”. Buona parte degli appartenenti al mondo della psicologia sosteneva che questa doveva entrare a far parte delle scienze empiriche, esplicative, seguendo quindi le rigorose procedure metodologiche che caratterizzavano questo tipo di scienze. Ma ciò comportava non pochi problemi. Primi fra tutti la necessità di dover descrivere i propri oggetti quali pensiero, memoria ed affettività con la stessa obbiettività con la quale le altre scienze spiegavano la materia e l’energia. La psicologia doveva inoltre compiere un’indagine introspettiva dei soggetti, quindi studiare i loro tratti soggettivi. Come poteva dunque poi esporli in maniera da oggettivarli senza far loro perdere la peculiare soggettività? Infine la psicologia come poteva adottare il metodo esplicativo ai fenomeni psichici ritenuti individuali? A venire in contro alla psicologia furono proprio le altre scienze, o meglio l’evolversi delle tecniche di studio, che mettono in luce la possibilità di spiegare alcuni fenomeni fisici e biologici facendo ricorso a leggi probabilistiche e non rigidamente necessitanti. Si instaura allora un discorso interpretativo della realtà e non una sua rappresentazione speculare. Il linguaggio è promosso a mediatore della scientificità, essendo il codice simbolico che più facilmente viene considerato per la rappresentazione e comunicazione dei fatti osservati. E’ dunque nelle regole del linguaggio che va ricercata una delle basi di quello che viene chiamato sistematizzazione, coerenza, verificabilità. |