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La cultura contemporanea esalta e idealizza l’esercizio fisico, forse più dei regimi dietetici.

La moda della forma fisica è esplosa negli anni Ottanta, in tutti i paesi industrializzati. Attrezzi ginnici, club salutisti e una nuova generazione di allenatori professionisti costituiscono un’industria in crescita che, forse più del desiderio di dimagrire, è frutto del culto del corpo nelle società consumiste. A New York, alcune persone hanno dichiarato che il loro allenatore svolge un ruolo paragonabile alla funzione sociale che in passato aveva l’analista: una sorta di “santone” laico che non solo fa allenare il corpo, ma fornisce anche una guida etica e spirituale! 

Molti studiosi e ricercatori nel campo delle patologie alimentari ipotizzano che esista una conformità tra la cultura (o l’ossessione) del “tenersi in forma” e i bisogni dell’anoressica, in particolare riguardo alla ricerca di un senso di padronanza interiore mediante una dura disciplina fisica, così come al  profondo interesse per l’aspetto fisico. In effetti, nel quadro culturale complessivo, la pratica fisica, fra i suoi altri scopi, è uno degli strumenti, e fra i più efficaci, per la lotta contro il grasso. 

Il ruolo dell’esercizio fisico nell’anoressia e nella bulimia non è ancora stato studiato a sufficienza; ma in una delle poche ricerche sistematiche sul tema, un gruppo di ricercatori australiani ha riscontrato che, in nove casi di anoressia nervosa su ventisei esaminati, la causa principale di gravi perdite di peso era l’esercizio fisico e non il ricorso a regimi dietetici.

Una rivista americana pubblicò il resoconto di un caso di anoressia nascosta (che potrebbe diventare sempre più comune), diagnosticata grazie a una lesione provocata dalla pratica sportiva. Si trattava di una donna di trent’anni che presentava gravi lesioni bilaterali alle ginocchia. Durante la visita, la paziente rivelò di soffrire anche di amenorrea e di essere angosciata perché non poteva avere figli. Venne fuori che a vent’anni circa si era sottoposta a una rigida dieta dimagrante e che, dopo aver riacquistato quasi tutto il peso perso, aveva intrapreso un durissimo programma di esercizio fisico, che all’inizio prevedeva fino a 180 Km di corsa alla settimana. Quando si era rivolta al medico, si lamentava perché “l’allenamento le occupava il tempo libero sette giorni su sette”, e perché il programma giornaliero comprendeva 8 Km di corsa, novantasei vasche di una piscina olimpionica, una lezione di aerobica, e una serie di esercizi di body building! 

La corsa, che in un certo senso ha aperto la strada alla moda del “fitness”, costituendone nel contempo la principale attività, sembra avere una particolare affinità con l’anoressia: il rapporto risulta evidente se si considera l’attrazione che esercita sulle anoressiche. Si tratta di un’attività che richiede disciplina e favorisce il senso di padronanza di sé, suscitando una sensazione di superamento dei limiti fisici, ma che per alcuni diviene divorante e coattiva, fino al punto da distogliere l’interesse del soggetto da altri scopi, in particolare dalle relazioni interpersonali.

Come nel caso dell’anoressia, a un individuo che percepisce la realtà complicata e incontrollabile, la corsa dà un senso di potenza, e di perfezione per mezzo della disciplina fisica.

Come le anoressiche, di solito i corridori sono ossessionati dalla propria immagine corporea e molti hanno l’abitudine di pizzicarsi la pelle o di esaminarsi minuziosamente alla ricerca di segni della presenza dell’odiata imperfezione del grasso. Il famoso “orgasmo del corridore”, probabilmente causato dall’aumento del livello di endorfine in circolo, è simile all’“esaltazione da digiuno”, sperimentata dall’anoressica e che potrebbe avere le stesse basi di natura psicologica e biologica.

Il quadro generale che emerge, da studi condotti in questo campo, sembra evidenziare che, sia l’anoressica che il corridore sono alla ricerca della perfezione assoluta attraverso la negazione di sé; essi, inoltre, considerano deludente e insoddisfacente il mondo delle relazioni interpersonali e di solito rifiutano le comodità e gli eccessi della ricchezza.

 
 

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