L'apporto lipidico deve fornire il 30% dell'apporto
energetico totale, apporto che viene ulteriormente suddiviso in due frazioni: il
50% deve essere formato da lipidi indivisibili (quelli contenuti nelle
carni, nelle uova, nel latte e nei formaggi), la restante metà deve
provenire dai cosiddetti grassi di condimento (olio, burro o margarina).
Se da
un lato i lipidi non dovrebbero mai mancare nella dieta in virtù di un elevato
valore energetico (ed anche perché costituiscono i principali vettori delle
vitamine liposolubili), d'altro canto diverse esperienze hanno affermato la
superiorità dei regimi iperglucidici su quelli iperlipidici nel caso di sforzi
muscolari di lunga durata. Difatti, i lipidi rappresentano essenzialmente una
scorta che consente all'organismo di fare fronte ai propri bisogni nel corso di
digiuni prolungati. Una piccola quota della frazione lipidica viene comunque
utilizzata per la contrazione muscolare: parliamo dei NEFA (Non Esterified Fatty
Acids, acidi grassi non esterificati), i quali rappresentano la forma ideale di
trasporto dell'energia. Per l'esattezza i NEFA sarebbero il combustibile del
secondo fiato: la loro importanza quindi diminuisce nel corso di sforzi brevi e
violenti, ovvero nel momento in cui la glicolisi prevale sulla lipolisi. In pratica ,l'organismo utilizza i lipidi oppure i
carboidrati a seconda delle possibilità che gli si offrono, in stretta
dipendenza dal fatto che la mobilizzazione lipidica dipende dalla maniera in cui
si alimenta il ciclo di Krebs: se l'organismo dispone di abbondanti carboidrati
metabolizzabili, non si ha l'utilizzazione dei NEFA ed i grassi non ossidati
vengono convogliati verso i tessuti adiposi, mentre se il patrimonio glucidico
è scarso, allora l'organismo fa ricorso alla neoglicogenesi (che trae origine
dai lipidi ed utilizza i NEFA). | | |